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Realta’..Quasi reale..Partecipare..Come?

NEL CASO A SEGUITO DELLA LETTURA DELL’ ARTICOLO SI DOVESSERO RICEVERE MAIL A QUALSIASI TITOLO DI EVIDENTE DUBBIA NATURA ETICA IGNORARLA E CANCELLARLA IMMEDIATAMENTE.

AL MOMENTO INTERNET ANCORA NON TUTELA DA COMPORTAMENTI DI IGNOTI NON QUALIFICABILI

( nota dell’autore )

L’informazione attuale è differente da quella dei decenni scorsi: nel recente passato la cronaca e le tribune e i dibattiti erano pochi, seguiti da appassionati, mentre o il varietà, o ciò che veniva classificato pro cultura erano momenti di riferimento.
Non credo sia solo questione di strumenti: oggi multimediali e onnipresenti, ieri radio, televisione, carta stampata.

Tuttavia mi chiedo quale sia l’atteggiamento e l’approccio giusto: se osserviamo dalla prospettiva dell’impegno civico e della educazione sociale assumersi carico e partecipare alla storia è d’obbligo.
Se osserviamo invece dalla prospettiva di alcune correnti di pensiero, l’interesse per gli avvenimenti non è mirata allo svolgersi dei fatti, e allo schierarsi conseguente, quanto piuttosto nel cercare attraverso vie sottili a portare ‘ luce ‘ ed equilibrio in tutte quelle zone di oscurità che ancora sono mattoni assai presenti nella nostra costruzione.

La tendenza a trasformare tutto in una sorta di video game è sotto gli occhi di tutti: ho detto sopra ‘ dibattiti ‘ ma più vero è dire rissa, tifoserie, insulto: il confronto, il dialogo, le argomentazioni chiare, qualità di chi si sottomette all’ascolto e non parte per partito preso che se non si ha ragione, l’altro ha comunque a prescindere torto, e non è degno di rispetto.

Esiste una violenza sottile che pervade di fatto la base delle relazioni.
Ma allora perché se studiamo le vite dei Grandi Saggi, dei Maestri Illuminati, il loro atteggiamento è del tutto diverso, sia da chi si tuffa dentro, sia da chi vorrebbe migliorare le cose, sia di chi, ma questo è ovvio, trasforma tutto in rissa?

I Grandi Maestri sebbene sempre informati – ma accedono alla Realtà in modo diretto – non sono interessati alle cronache e agli accadimenti di cronache transitorie, né sono disponibili a farsi tirare ‘ dentro ‘ da parti e fazioni: sanno, si dice, che la storia ha un suo corso, a prescindere .. E qui potremmo confonderci. Esiste un destino? Quanto ampia è la libertà di incidere dell’uomo nella storia, al di là delle sue illusioni e percezioni?

Un conto è aderire alla Verità, e in tal caso Gandhi è stato un uomo spirituale e politico; ma Gesù non fu un politico. Ma un Maestro, pur non essendo un politico – che significa essere di (una) parte, in quanto maestro, è l’unica Entità che direttamente o indirettamente incide sullo svolgersi della storia.
Incidere non significa dirigere, ovviamente …

Allora quale dovrebbe essere l’approccio adeguato verso la partecipazione, il coinvolgimento, la responsabilità, verso la vita sociale, dove l’etica e la morale, e il senso civico abbiamo un opportuno e saggio equilibrio?
Certamente il modo da stadio che le fazioni politiche oggi propongono come modus normativo nulla hanno a che fare con un buon senso del dovere ‘ essere ‘ cittadini del mondo …

Francesco Abela

 

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Preferisco il Paradiso

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AL MOMENTO INTERNET ANCORA NON TUTELA DA COMPORTAMENTI DI IGNOTI NON QUALIFICABILI

( nota dell’autore )

San Filippo Neri alla fine incontra l’approvazione della Curia per il Suo operato, e ammirato l’alto Clero offre al Santo la carica di Cardinale …

San Filippo Neri ci pensa qualche istante, e poi lancia in aria il cappello rosso che gli era stato posto in mano e ringraziando esclama che Lui ‘ preferisce il Paradiso‘!
Monsignor Frisina ha musicato questa professione di fede: preferire alle lusinghe facili e mondane il Paradiso.

S. Filippo Neri

Il cammino etico e morale – non necessariamente della santità – non è semplice e chiede in misura crescente una qualità davvero esigente : la coerenza e l’integrità.
Santa Chiara di fronte all’invito di San Francesco che La invita a una vita monacale in un qualche Ordine risponde di no: Lei vuole fare quella stessa vita dei Minori. O quello o niente …

Occorre forza e coraggio per irrobustirsi in queste pratiche di vero amore civico e superiore: un uomo grande diventa sempre un grande uomo, e come tale apporta con la sua ispirazione beneficio a chi volesse volgere lo sguardo in quella direzione. E per lasciare una traccia luminosa non ci sono altre vie e altri mezzi. Diventare importanti o famosi è come il fiore di stagione: bello, passa, cade … La foresta resta. Incidere una traccia luminosa è della foresta e non del fiore che potrebbe essere la rosa vanitosa del Piccolo Principe.

Il fatto è che non è sufficiente a parole dichiarare che si preferisce il Paradiso; mentre poi la direzione è differente.
Paradiso è bene di se stessi e bene della comunità non secondo convenienza.
Quando il principio di convenienza predomina o prevale o prevarica allora iniziano i problemi.
Perché in un qualche modo e in una certa misura l’equità, in quanto offesa, chiude le porte del Paradiso.

Chi ama il potere ( ad un qualche livello ) nutre interessi personali e di parte, e cerca o si trova sempre con i ‘ suoi ‘ amici. E inizia la vecchia storia dei tre gradini ..
Quale è?

Facile: il primo gradino si chiama prepotenza che può manifestarsi in diversi modi: ma di fondo la sua ‘ voce ‘ è che tu non sei come me ( loro ) e quindi introduce un primo elemento di separazione e demarcazione.
Molte volte è la stessa legislazione a creare o a favorire queste condizioni. Laddove sussistono privilegi – essere speciali o autorizzati tali ( e spesso questa operazione viene venduta come utile e necessaria a tutela della collettività ) mettendo in secondo piano le possibilità di cooperazione e dialogo il primo gradino è già operativo.

La cultura del futuro, la futura civiltà aborrirà l’idea del privilegio a favore della continua e migliorabile cooperazione implementativa. Il nostro paese poi è speciale per dividere: si osservi come dalle vecchie corporazioni medioevali nell’era moderna si è inventata l’idea dell’ordine professionale. Appunto: gradini …

Il secondo gradino trasmuta la prepotenza in violenza. Non è sempre così immediato se si indaga oltre la verità giuridica ( quando fosse sempre giusta e oggettiva e a volte davvero libera forse ) lo stato delle cose; conseguentemente discernere con competenza la direzione della violenza o della non violenza non è cosa scontata. Secondariamente la discrezionalità interpretativa della legge è nelle mani di un giudice che dovrebbe sempre ‘ preferire il Paradiso ‘: succede sempre?

La violenza autorizza o chiama l’arroganza.
La società odierna è stracolma di arroganza e povera di Paradiso.
Per questo serve insistere e proseguire e perseguire la Via della trasparenza: quella che sfida ad essere autentici e non per forza simpatici!

Francesco Abela

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E…..lezioni

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( nota dell’autore )

Sconcertante, ma eppure è vero.
Parole e fiumi di parole, retoriche ritrite, e si rischia di diventare qualunquisti: difficile tuttavia non farsi prendere o dallo sconforto o dallo scoraggiamento.

La politica, oltre ad essere lo strumento e il mezzo per la gestione della cosa pubblica – che significa avere una visione e un progetto che sebbene delegato ad una maggioranza ( e non ad una totalità presunta o reale ) – dovrebbe avere una missione, o la missione, tale che preservi e persegua obbiettivamente il bene comune.
I politici e le fazioni, tutte, nessuna esclusa, sembrano per lo più invece parlarsi, fra loro, come se fossero in una loro dimensione separata e scollegata dalla realtà. Un dialogo fra loro, fra eletti, assorbiti da un loro circuito, dunque auto referenti, dove la questione sembra cercare il peggio dell’altro, rinvangando il passato con interpretazioni spesso unilaterali e non articolate. L’asilo dei bambini …
Quasi mai si sentono idee, appunto progetti, e ponti su cui innescare dialettiche educate, confronti, basati su ideali e numeri.

Secondariamente nessuno è mai responsabile di nulla, ma è sempre colpa di altro o altri.
Un ottimismo sciocco che tanto ce la si fa condisce la pietanza ( che ci vuole speranza si dice: vero ma non abusando del concetto ) e che non serve fare i gufi: a che serve essere pessimisti si dice? A chi serve fare l’ottimista a prescindere lo si intuisce: ma a che cosa meno ..

Esempio, virtù, morale, senso istituzionale, ascolto: poco o nulla di tutto questo.
Al di là e oltre le ricette, le decisioni non possono e non dovrebbero mai fondarsi su settorialità o èlite, ma sugli anelli deboli della società, per essere inclusivi e perché è giusto e normale che in una squadra unita il riferimento non sia il forte o il prepotente, ma chi ha bisogno.

Una società che non include è destinata a frantumarsi e ad essere solo vittima della conflittualità che essa stessa auto determina.

Luoghi comuni? Teorie? Utopie?

Non credo affatto. Né la questione è destra o centro o sinistra: perché l’equità è una necessità a prescindere dalle ricette e dalle visioni sociologiche ed economiche.
Se si ci arriva per vie differenti va bene, ma là occorre arrivare.
Non è il garantismo appiattente del tutti uguali: serve forse la valorizzazione non del merito ( non esiste un sistema idoneo effettivamente per istaurare una vera meritocrazia ) ma della scoperta dei talenti e della messa a frutti di questi.
Allora nessuno vivrebbe il lavoro come una condanna, dove cercare varchi per cavarsela, per approfittarne, ammesso che lo si abbia un lavoro ..

In base ai talenti, incrociandoli con le caratteristiche ambientali e territoriali, allora inizierebbe la costruzione di una differente società, sovra nazionale, e di scambio di competenze ove servisse fra paesi. Una matrice interculturale su cui poggia l’economia, e non viceversa.
Un rivoluzione di sistema.
Che si articoli su di una educazione vera, e non su di una educazione dello scarto, delle differenze, della competitività deleteria ( del vita mea mors tua ): selvaggi darwinisti. Almeno la selezione naturale risponde a delle leggi di equilibrio di fondo: quella degli uomini invece sulla soppressione dell’onesto o del meno protetto.

Un esempio …
Presto le elezioni di fine legislatura nella tormentata Italia.
In assenza di una legge elettorale ancora.
Che si deve fare da quel tempo, e che ha le proposte secondo le stagioni e le traversie del momento.
Leggi per portarsi a casa la vittoria elettorale insomma o per sopravvivere o per limitare i danni, con necessità di artifici per mangiarsi una maggioranza a forza ( che crea solo asfittiche prospettive e divisioni ) e nessun vero progetto di una legge portante di un paese, che può essere eventualmente aggiornata di poco nelle stagioni, ma ferma e conosciuta e riconosciuta.
Invece: un rincorrere toppe ed emergenze e scandali.
Come sarà e quando la fine?

Francesco Abela

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