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Passato presente futuro: il tempo reale

 

NEL CASO A SEGUITO DELLA LETTURA DELL’ ARTICOLO SI DOVESSERO RICEVERE MAIL A QUALSIASI TITOLO DI EVIDENTE DUBBIA NATURA ETICA IGNORARLA E CANCELLARLA IMMEDIATAMENTE.

AL MOMENTO INTERNET ANCORA NON TUTELA DA COMPORTAMENTI DI IGNOTI NON QUALIFICABILI

( nota dell’autore )

Come si fa a non indignarsi!
Soprattutto perché è una pubblicità, con un testimonial di peso, anche più o meno di moda: e ciò che si dice in chiusura non può essere solo figlio di effetti emotivi e sensoriali da suscitare, per dare corpo al passaggio televisivo.

Perché la responsabilità dell’etica non è un gioco, un optional o una convenienza a seconda.
Letteralmente: ‘ .. dimenticare il passato e ricordar(mi) solo del futuro ‘. Il senso lo si capisce, ma comunque è bene chiedersi che messaggio passa ad orecchie non attrezzate e non mature? Che cosa è la memoria – non secondo la neuroscienza, ma secondo la pedagogia, la psicologia, la storia, la sociologia, l’antropologia, l’arte e tutte le arti?

Senza memoria non si ha identità, cioè non si sa chi si è, e dunque perché ci si trova in un certo punto, ed è come cancellare la direzione. Sembra che di questi tempi di smarrimento ce ne sia già a sufficienza. E forse recuperare la facoltà e l’esercizio serio e riflessivo della memoria potrebbe essere un modo per riorientare opportunamente il timone e le vele.
Infatti – anche in senso matematico, la vettorialità, che è direzione, ci restituisce dimensioni: che trasdotto, nella vita è di notevole rilievo.
La direzione la definiamo solo in base ai tre intervalli del tempo: passato, presente e futuro.
Non esiste il presente senza passato, né si investe sul presente se non in funzione del futuro.

Capire e studiare la storia, non tanto o non solo come cronaca di eventi, ma come cause che definiscono la civiltà, che a sua volta esprime la cultura, è possibile sugli eventi trascorsi, e da questi si evince la ‘ memoria ‘.

Memoria è ricordare, per imparare, per fare tesoro: per comporre la tradizione, che non è il tradizionalismo. Tradizione è un valore di importanza primaria in ogni campo della cultura e della civiltà. Attraverso di essa si può progettare e scegliere e dirigere le mosse migliori verso cui procedere.

La Tradizione

Ma aihmé, ecco un punto, che ben si concilia con una apparente banale passaggio pubblicitario: oggi c’è ancora la capacità progettuale?

A livello individuale e collettivo, si è capaci e disposti a fare buoni progetti? .. che non sono la convenienza delle circostanze! E poi impegnarsi per la loro realizzazione? E verifica?
Invece, sembrerebbe, in quanto ad opportunismo sulle contingenze stiamo diventando maldestramente bravi e prigionieri. E si badi; senza passato non esiste nemmeno l’occasione della correzione e della disciplina. Tutto potrebbe essere giustificabile e la disciplina, l’autorità, la legislazione, che peso hanno dopo tutto?

Il mito della velocità nega il valore della riflessione e cerca di schiacciare il tempo, quasi ad uscirne in un meraviglioso disimpegno, che produce superficialità.
Da cui ecco: via il presente, causa di nevrastenie e paranoie, e non ultimo, si crea la conseguenza di lasciare sempre più spazio a falsi miti, che assomigliano sempre di più a miraggi.
E men che meno c’è il giusto posto per la memoria, il passato, che alle odierne orecchie sa solo di grillo parlante o di fatica e sofferenza: cose che però formano il carattere, e che in una dimensione educativa costruiscono lo scheletro della pedagogia.

Cannocchiale

La visione, ogni visione non può prescindere dal passato e dalla tradizione: e qui una contraddizione. All’inizio dello spot si enuncia la bellezza di conciliare tradizione e futuro; alla fine ci si vuole dimenticare del passato. Qualcosa non quadra!
Ma è una pubblicità: appunto.
Che non la si prenda per la vita..

I figli ascoltano i genitori? Con che orecchi? I genitori sanno esercitare il loro ruolo o è più facile e semplicistico fare gli amici? Altri modi di disintegrare il passato.
Un giovane senza la sensazione del passato è come un viaggiatore nella nebbia, senza riferimenti, in montagna, in mezzo alla neve: tutto sembra uguale e manca la tridimensionalità e il riferimento. Tutto è appiattito nella luminescenza indefinita.
Appunto: per questo meglio il narcisismo, per inventarsi o illudersi di specchiarsi in una cosa meravigliosa che è l’illusione del non essere.

Francesco Abela

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Da un cerchio magico all’altro

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( nota dell’autore )

Sembra sempre più di moda, come metodo che sostituisce il confronto nel merito e una seria preparazione con la logica del noi contro voi, io meglio di te, tu peggio di me: è la logica del cerchio magico, dello speciale ..

Niente di nuovo se pensiamo ad un lontano passato per chi ha già qualche anno: normale a certe età che all’interno delle compagnie si creassero ( si creino ) piccole parrocchie con il capetto in ciascuna di esse. E’ un movimento tipico delle prime età. Anche se oggi decade frequentemente in una degenerazione, il bullismo. Ma anche questo è praticato dagli adulti e dalle classi dirigenti: linguaggi e aggressioni da rodeo o arena sono una normalità ..

I ragazzi della via Pal

Cercare spazio e potere, visibilità e importanza, quando ancora si è immaturi e non sostenuti da un equilibrato rapporto con se stessi e con le cose è un fattore compensativo del tutto conseguente.

L’autostima infatti non è dipendente, o non dovrebbe essere dipendente, né dalla considerazione altrui e nemmeno da passeggeri successi, che non sono pressoché mai forieri di buon auspicio per una vera crescita interiore e per un alto valore etico e morale.

Un Santo non cerca la fama, non cerca il riconoscimento, non vuole cadere nella tentazione di misurare se stesso, lasciando la cosa a Chi può, e ogni volta che ne ha occasione si interroga sul come migliorare nella Sua umiltà, sincera e reale.

Quanto spesso proclamiamo di amare e cercare la spiritualità, e poi il cuore è da tutt’altra parte: lo ricorda bene la volpe del Piccolo Principe, che ammonisce come la vera visione non è dei propri occhi e nemmeno della mente. Occhi e mente formulano sempre e comunque giudizi.
Poco affidabili, ancor più se riguardanti se stessi …
Chi può vedere è solo il cuore: ma che cosa è il cuore e quando abitiamo e ubbidiamo al cuore?

Una vera risposta la si trova, per chi volesse, all’interno dal Saggio mirabile di Sri Yukteswar in merito agli stati e stadi del cuore, intitolato ‘ La Scienza Sacra ‘.

Sri Yukteswar

Ma come mai assistiamo ad ogni livello a questa fioritura di cerchi magici?
Non c’è settore dove, dal più basso, ludico o professionale o politico o accademico, non si scivoli in modo plateale in queste logge.
Dove il leader chiede al modo del re nudo l’adulazione, e la corte – il codazzo – cerca un posto al sole dentro queste finte relazioni. Chi è il più bello del reame? A questa domanda possono rispondere solo quelli che consolano il leader; e per questo egli si circonda di coloro che lo corrispondono …

Una certa decadenza; l’esasperazione dell’immagine; un crescente senso egoico; la disabitudine alle buone regole e al rispetto; cioè tutti fattori educativi e pedagogici che si sono stemperati, o che sono stati soffocati sono la causa verso cui volgere lo sguardo.

Quanta estensione ha la domanda di Gesù a Pietro, quando lo saluta e Gli chiede se davvero sarà in grado di amarlo!
E quanto debole e infantile la logica della giustificazione, che ci assolve e cerca una improbabile conciliazione tra un senso pratico comune e i valori dello Spirito.
Troppo facilmente una facile teologia e una assoluzione autoreferente ci autorizza – a nostro parere – a elevarci in altezze che in verità non abbiamo conseguito, e dall’altro a lasciarci mano libera nel mondo ‘ pratico ‘ – con onestà e coerenze traballanti.

Narciso è inconsapevole del suo corto circuito: auguriamogli un veloce annegamento ..

Francesco Abela

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Guerra e Pace

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Il titolo è famoso: e attuale.
Ogni giorno guerra e pace si confrontano, e sembra che dove ci sia l’una l’altra cerchi di farsi spazio. E quando c’è pace inesorabilmente possiamo aspettarci la guerra.

Tolstoj

In realtà guerra e pace sono elementi della dualità eterna che scandisce il pendolo dell’esistenza: in natura e fra gli uomini e probabilmente nelle galassie in divenire.
La polarità colorisce la vita, ma al contempo la condanna a continue oscillazioni.

Ciò posto, tuttavia, spetterebbe all’uomo quale animale senziente e pensante superare le onde dell’oscillante scansione spazio temporale, e assumendo un movimento oltre questa linea, cavalcare e dominare l’altalena.
Al contrario, come un bambino ora dispettoso ora inconsapevole, è egli stesso causa di questo eterno circolo vizioso.

Non intendiamo con il termine guerra letteralmente ciò che indica: guerra è conflitto, lite, contrasto, polemica, opposizione, agguato, guerriglia ..
E pace la accostiamo a che cosa?

In un corso in Miracoli l’autore indica la frattura senza scampo tra due opposizioni: o si decide di volere avere ragione, e questa è la guerra garantita e perpetua, o si decide per la felicità, ma rinunciando al conflitto.
Sembrerebbe un affare conveniente: chi sarebbe così tonto da rinunciare alla felicità per cercare di avere ragione, e affermarsi?
E ciò a prescindere dalla soddisfazione di avere effettivamente ragione ( ma da quale prospettiva e da quale livello poi? ) o dall’uscire vincenti da un duello a prescindere dai torti e dalle presunte verità.

No: il buon senso non è così semplice per l’ego.
L’ego investe sul conflitto, è il suo terreno, e attraverso il suo strumento, la personalità presente, la dipendenza dai cinque sensi, lì’ottusità indotta dalla pressione dei desideri, ecco, sa solo alimentare e fomentare il conflitto.
Non sente ragione, e pervicacemente ripete, a prescindere.

Per questo quando ci si pone dalla posizione dell’ego non esiste la condizione per un reale dialogo. Dialogo è dialettica: cioè movimento e spostamento da una postazione fissa.
Il termine postazione indica appunto il fortino guerrigliero dell’ego, in cui si arrocca.

Ma c’è qualcosa di più: l’ego è pigro ed effettivamente, anche se ammaccati, stanchi, amareggiati, dispiaciuti, è più facile la guerra che costruire e mantenere la pace.

E’ così in ogni settore della società, ad ogni livello, micro e macro ..
La pigrizia è tipica del conflittuale, del polemico.
Non importa quali strumenti imparerà ad utilizzare per le sue strategie, apparentemente astute, giustificate, se non a volte mascheratamente nobili: il conflitto è fuori legge a prescindere, e trascina con sé anche i contenuti a lui intrinseci.

La pace chiede rispetto, pazienza, attesa, umiltà, ma soprattutto spirito devoto e di servizio, che sono i due elementi cardine dell’amore, del vero santo sacrificio.
Il sacrificio è l’altare del bene, perché ha in sé il donarsi, il mettersi a disposizione: paradossalmente porgendosi come cibo si verrà nutriti, orizzontalmente e verticalmente.

Ma servono uomini di buona volontà, che invece che la furbizia scelgono l’intelligenza.
Francesco Abela

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