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Questi tempi

NEL CASO A SEGUITO DELLA LETTURA DELL’ ARTICOLO SI DOVESSERO RICEVERE MAIL A QUALSIASI TITOLO DI EVIDENTE DUBBIA NATURA ETICA IGNORARLA E CANCELLARLA IMMEDIATAMENTE.

AL MOMENTO INTERNET ANCORA NON TUTELA DA COMPORTAMENTI DI IGNOTI NON QUALIFICABILI

( nota dell’autore )

 

 

Come potere nutrire ottimismo ed avere uno sguardo sereno e fiducioso sul futuro in tempi come questi, dove sembra oggettivamente che tutto cospiri a convincerci di una decadenza definitiva?

Per analizzare fatti e tempi, problemi e questioni, servirebbe inquadrare il contesto e collegare il passato al presente, perché in questo modo si possono intuire le vettorialità dei probabili e possibili futuri.
Esiste una sorta di continuità nella storia, e nella metastoria ciò è ben visibile se si possiedono sufficienti informazioni e se si è in grado di effettuare gli adeguati collegamenti.

Se ci fermassimo al livello della analisi delle civiltà, solo quella indiana è sopravissuta agli insulti del tempo: non i greci, non i romani, non i babilonesi, non gli egiziani sono sopravvissuti come cultura, e ciò significa almeno due cose.
La prima è che evidentemente la civiltà indiana la si può considerare fondata su principi e valori capaci di resistere agli assalti del progresso, e parliamo di civiltà rispetto a cultura: una crea l’altra, l’altra determina la prima.
La seconda è che essendo primariamente fondata su una spinta spirituale, e appunto sopravvissuta agli assalti del tempo, dobbiamo dedurne che qualsiasi costruzione basata solo su principi antropologici, economici, sociologici e men che meno economici o militari, non è destinata a sopravvivere; forse ed io credo perché la cosa più reale e sostanziale di tutto è il valore della interiorità.

Ogni sistema sembrerebbe tuttavia – ad eccezione della dimensione indiana – obbedire alle equazioni della matematica moderna, e ricordiamo adesso che cosa è l’entropia.
Un sistema raggiunto il massimo della sua espansione potenziale, in presenza di incapacità di adattamento ed ulteriore evoluzione, è destinato ad una inevitabile implosione.

Quando si entra nella fase implosiva, la decadenza, la corruzione, la confusione verso un caos non comprensibile, che sembrerebbe rappresentare un tramonto senza prospettiva di un nuovo giorno, sono i segni caratteristici e o si è disposti e capaci a rivedere i paradigmi, o effettivamente altro dovrà prendere il posto del precedente.

Anche nel Vg si annunciano nel futuro tempi in cui si invita a restare saldi, in mezzo alla tempesta, in attesa del poi. Allo stesso tempo l’evoluzione segue percorsi ciclici, e a spirale a salire.

Dunque osservando orizzontalmente, personalmente fatico a sorridere a tutto ciò che mi sembra di ‘ vedere ‘.
Ma se inserisco questo tempo come una tessera in un mosaico, osservando i tasselli precedenti e i possibile futuri, so di dovermi ‘ attrezzare ‘ per un corretto passare, ma altrettanto so che il poi sarà susseguente e migliore del presente.
Intendo non più ricco materialisticamente, e non penso al progresso moderno e al benessere: penso alla bellezza, alla giustizia, alla solidarietà, all’etica, alla responsabilità, al senso di gruppo. Fattori di cultura e civiltà che creeranno benessere, ma come conseguenza e non come fine.

Ovviamente questi tempi futuri non arrivano dal cielo: hanno bisogno del concreto concorso del singolo. Attraverso il suo migliorarsi, attraverso la sua rinnovata speranza e riveduta partecipazione altruistica e con forti basi spirituali.

Oriente ed Occidente dovranno scambiarsi il meglio e concordare quale sarà la prossima mèta.

Abela Francesco

 

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Attentati: vittime..Quali quante chi?

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( nota dell’autore )

 

Sono già pieno, solo dopo un giorno.
E anche indignato ad essere sincero e non capisco perché nessuno abbia una posizione chiara e lucida, e soprattutto equilibrata.
Solo il Papa genericamente invita alla costruzione della Pace nel mondo.

Barcellona

Si certo: alcuni attentati in Europa in questi ultimi due anni. E ogni azione terroristica non può in nessun caso essere giustificata qualunque sia la causa a cui si vuole riferire e risalire.

Ma accade che 14 vittime e molti feriti non siano che una piccola percentuale di quanti annegano nel mare tutti i giorni, tanto per fare uno dei mille esempi delle crudeltà silenziose e dimenticate che ogni giorno anneriscono i cieli.
Vogliamo ricordare le condizioni di Aleppo, mesi e mesi di assedio e guerra, e i morti ‘ necessari ‘?

Aleppo

La Pace non è la quiete del proprio giardino e lo stordirsi perché all’improvviso cade ‘ un sasso dentro di esso ‘.
La Pace è cultura, civiltà, competenza, fatica di ogni giorno, di ciascuno, che non può definirsi innocente, vittima innocente, perché tutto è effetto di cause.

Non sapere collegare le cause agli effetti non annulla la catena causale che è sempre linkata con tutte le altri catene di ogni azione, gesto, pensiero, individuale e collettivo.

Non ne posso più di telegiornali che parlano solo di Barcellona; e che poi annunciano altri morti in mare, le prossime sere, finita la sbronza del momento, passando un attimo dopo a parlare delle ferie a Cortina.

La moda del sensazionale sull’onda emotiva: come si fa a educare e a formare, ad elevare la cultura e la civiltà con questo tipo di approccio?
Non è schizofrenia: probabilmente altro ..
Penso agli ipocriti di cui si indignava una certa Persona circa 2000 anni fa: in quelle terre mediorientali, cerniera tra oriente e occidente, non a caso, appunto ..

Abela Francesco

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Come stai? Ma che ne sai!

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Ebbene: una delle domande più comuni che rivolgiamo spesso e quasi sempre senza farci davvero caso, senza essere presenti e partecipi.

Dobbiamo ammetterlo: è una frase insidiosa e a vederla con preciso discernimento, insegna ed educa. Usiamo questa domanda come finta domanda, non proprio interessati alla risposta, e a volte impreparati a risposte non canoniche. Vediamo .. ma per fortuna, tutto questo non ci riguarda, non ci interpella, riguarda il vicino, quello sciocco: è ovvio.

Ad un potenziale incontro, perché trovarsi in relazione non dovrebbe mai essere banale o superficiale, come ci si dovrebbe entrare e con quali parole?
Come stai? Dove sei? I due slogan di inizio. Al telefono, per strada, ovunque.
Ancora prima di pensare alla domanda, almeno personalmente, quando ricevo questi due titoli, se voglio essere serio rispondo con una seconda domanda: che quasi sempre più o meno assomiglia a questa: hai una domanda più semplice da farmi?

Come stai, se fosse vera, implicitamente chiede il ‘da dove vieni, come ci arrivi, adesso che senti, e dove saresti diretto o dove vorresti o dove dovresti indirizzarti? ( riferimento ai viandanti di Emmaus… )
Non pensiamo al dove sei: il Dio Antico lo chiede ad Adamo in Genesi, e Adamo sa solo rispondere che ha paura e dunque si nasconde.

Forse una domanda più vera, se sincera, potrebbe essere il ‘di che cosa credi di avere bisogno?‘ … Ma comprendo che le superficialità, le ipocrisie, le apparenze scelgono le vie comode, gli accampamenti delle formalità e dei formalismi.

Permettetemi un esempio: non sono più un esempio di florida salute fisica, e che dovrei rispondere? Se dico bene mento; se dico male rompo l’incantesimo del ‘ teniamoci ad una certa distanza, basta che si sembri educati ‘.

Mi è capitato, e bisognerebbe rifletterci profondamente e a lungo, di incontrare una persona gravemente ammalata, terminale, arrabbiata e indignata proprio a causa di questa finta domanda del come stai quando è mal posta. Mi dice che quando spiega la sua condizione e le sue difficoltà ecco la lista delle banalità: oh, mi dispiace, capisco; dai su coraggio; tutto passa; che vuoi farci è la vita …
In primis, al ‘il mi dispiace capisco’, mi confida le ha procurato ‘ il pieno ‘ : così, alla fatidica filastrocca del come-stai? Capisco lei piccata con gli occhi diritti in quelli dell’interlocutore chiede secca ‘ anche tu hai ..?’. La risposta è ovvia: no. E quindi lei conclude e chiude: e allora che ne sai? … di che parli?

Ha ragione e ragioni da vendere. Diverso sarebbe se nella sostanza esistesse compartecipazione, nei toni, nei gesti, nella carità gratuita, il chiedere, per già fornire una implicita risposta: ci sono, se hai bisogno farò una libera offerta obbligatoria di una qualche parte di me, eccomi, per te …

Ho ricevuto e ricevo spesso la bustina della filastrocca: per ora ho deciso di sorridere e segretamente prego nel cuore e con cuore che possa essere benedetto colui o colei che domanda, senza sapere.
Sarebbe meglio un gancio spirituale per risvegliare dall’assopimento della indifferenza insidiosa e nascosta?

Francesco Abela

 

 

 

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